Crea sito

Diritto positivo e diritto naturale

La distinzione tra diritto positivo e diritto naturale ha radici antiche, nella storia del pensiero giuridico e filosofico. Oggi mira a segnalare la tensione tra l'ordinamento giuridico vigente e vincolante in una società determinata (diritto positivo) e gli ideali di giustizia che si assumono permanenti e universali (diritto naturale).

Secondo una concezione laica del diritto neanche il diritto naturale è immutabile nel tempo e nello spazio. Possiamo denominare diritti naturali i diritti inviolabili della persona riconosciuti nella Costituzione della Repubblica italiana e considerarli innati perché indissolubilmente legati alla natura umana. Questo riconoscimento è una linea di tendenza di molti ordinamenti giuridici contemporanei, che si è sviluppata dopo i genocidi, le stragi, le persecuzioni che l'ordinamento giuridico di alcuni Paesi aveva legittimato soprattutto negli anni Trenta e Quaranta.

La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo approvata nel 1948 dall'Organizzazione delle Nazioni (ONU) non contiene norme di diritto positivo ma è una sorta di manifesto che promuove nel mondo il riconoscimento e la tutela dei diritti naturali. Essa esprime una grande forza etica e sociale; rappresenta la risposta a chi evocava il primato del diritto naturale di fronte alle macerie materiali e morali della guerra.

Oggi, la tensione tra diritto positivo e diritto naturale si manifesta anche attraverso l'elaborazione del concetto di resistenza, che prefigura nella teoria e nella pratica il diritto (soggettivo) di disapplicare una norma di diritto positivo (oggettivo) quando questa è in contrasto con l'affermazione di valori radicati nella coscienza individuale e collettiva.

Il principio di legalità, che è storicamente legato all'affermazione del diritto positivo, e il principio di eticità del diritto che è alla base delle moderne concezioni giusnaturalistiche, risultano spesso invocati in un medesimo contesto sociale e temporale poiché sono entrambi espressione di esigenze profonde e talora confliggenti della vita sociale del nostro tempo.

Al giurista spetta il compito di verificarne la genuinità e di individuarne il punto di equilibrio.